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Il Blog
Sabato incontro con Mario Calabresi
post pubblicato in Diario, il 27 novembre 2008


Invito tutti alla bella iniziativa che abbiamo organizzato con democraticialfuturo.it con Mario Calabresi. Trovate tutte le info su www.democraticialfuturo.it





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La lezione di Chicago
post pubblicato in Diario, il 6 novembre 2008


Dopo il viaggio a Chicago per gli ultimi giorni della campagna elettorale americana e la magica notte di Martedì 4 Novembre al Grant Park ho scritto qualche riflessione per Repubblica che potete trovare al link qui sotto. 

www.pdlombardia.it/files/news/270/pdf/repubblica_6novembre08.pdf




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Il giorno della verità.
post pubblicato in Diario, il 4 novembre 2008


Oggi gli Stati Uniti votano. Dopo una campagna elettorale durissima gli americani sceglieranno il loro prossimo Presidente. Ieri abbiamo proseguito il nostro giro per la città. Siamo stati all'Università di Chicago per un interessante incontro con il Prof. Zingales e la Prof.ssa Sapienza. Devo dire che la nostra delegazione (io, titta magnoli, pippo civati, enrico corali e guido mariani) è un bel gruppo. Sempre ieri siamo stati al comitato volontari per Obama e abbiamo visto decine di giovani impegnatissimi a telefonare ai cittadini. Fra poco facciamo un santo ad un seggio della città e nel pomeriggio ci prepariamo per andare al Grant Park. Speriamo bene....

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A Chicago. Per Obama
post pubblicato in Diario, il 3 novembre 2008


Da sabato siamo a Chicago per seguire le ultime battute della campagna elettorale e vivere le ore fenomenali dei risultati finali. Chicago è bellissima. La temperatura primaverile. La città sembra aspettare il voto di domani con una certa scaramanzia. nessuno ostenta sicurezza anche se tutti tifano e lavorano per Obama. Nella grande area del parco che ospiterà l'happening democratico è quasi tutto pronto. questa mattina siamo stati al comitato volontari di Obama e il via vai era frenetico e concitato. Incrociamo le dita e aspettiamo il pomeriggio di domani (la notte in italia).......



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Perse il figlio in un attentato. Fa tradurre in arabo Amos Oz
post pubblicato in Diario, il 3 ottobre 2008


 

di Davide Frattini, tratto da “Corriere della Sera”

Quando George Khoury è uscito di casa per correre, si è ha lasciato dietro una lista di concerti jazz da vedere e un padre che adesso aspetta di andare a dormire nella speranza di sognarlo. Un venerdì sera, marzo, ancora freddo a Gerusalemme, ha scelto il quartiere di French Hill, costruito nella parte est della città. Terra da liberare per le Brigate Al Aqsa, zona di guerra: “Abbiamo ammazzato un colono”, ha rivendicato il gruppo palestinese legato al Fatah, dopo aver lasciato George sulla strada, un colpo in pancia e un colpo alla testa. Il “colono” George era figlio di uno degli avvocati arabi israeliani più noti a Gerusalemme. Elias Khoury, cristiano, lotta da anni contro le espropriazioni e gli insediamenti in Cisgiordania, da quando la sua famiglia perse le proprietà nel 1948 e suo padre decise di prendere la cittadinanza del nuovo Stato ebraico (e una laurea in legge) per tentare di riottenere i possedimenti. Elias si è sempre considerato un ponte tra palestinesi e israeliani e così aveva educato George, che conversava in arabo, ebraico, inglese, amico di tutti, nemico della violenza. Quattro anni dopo la morte del figlio, ha deciso di costruire un nuovo ponte fatto di parole. Ha pagato la traduzione in arabo per Una storia di amore e di tenebra, il romanzo autobiografico di Amos Oz. “Racconta la sua vita a Gerusalemme - dice Khoury -, descrive i rapporti tra arabi e israeliani, la mentalità dei sionisti. È importante leggerlo, dobbiamo capire gli israeliani, sia che decidiamo di fare la pace con loro sia che vogliamo la guerra” Il libro dovrebbe essere distribuito anche in Egitto e altri Paesi arabi, come è già successo a Michael mio e Soumchi. “Perché gli arabi non traducono i libri pubblicati qua? Sono sicuro che guarderebbero gli israeliani con occhi diversi. Dobbiamo anche capire come loro ci rappresentano. Conoscere i libri prodotti da altre culture aiuta far cadere gli stereotipi. Il problema è che gli arabi non leggono abbastanza”. La traduzione è stata affidata a Jamal Gnaim, nato nel villaggio di Baka-al-Gharbiye, la casa editrice è israeliana. “È stato un lavoro difficile - racconta al quotidiano Haaretz -. Il linguaggio di Oz è complesso e il mondo che viene descritto non mi era familiare. Ho provato a entrare nella sua testa. Il romanzo rappresenta le idee sioniste ed è uno dei più importanti per la letteratura ebraica. A me è piaciuto molto, è importante che altri lo leggano”. La violenza per le strade di Gerusalemme ha attraversato la vita di Elias Khoury. Il padre è stato ucciso nel 1975, quando un frigorifero pieno di esplosivo è saltato nel centro della città, ammazzando lui e altre tredici persone. Come per la morte di George, il bersaglio erano gli ebrei, non un palestinese che credeva nella convivenza. Quando le Brigate Al Aqsa hanno capito di aver colpito il ragazzo sbagliato, si sono scusate con la famiglia. “È stato un errore, ci hanno detto - aveva commentato Elias al New York Times -. E mi hanno ferito ancora di più: se avessero sparato a uno studente ebreo, sarebbe stato giusto? È così che pensiamo di costruire il nostro Stato?”. Khoury ha dedicato la traduzione del libro al figlio scomparso. “La sua morte dimostra quanto poco teniamo in considerazione la vita umana. Il romanzo di Amos Oz dà valore alla vita, all’amore. È per questo che l’abbiamo scelto”. Ai funerali di George, quattro anni fa, l’inviato di Yasser Arafat ha preso la parola per commemorare il giovane e ricordarlo come uno “shaid”. La madre lo ha interrotto: “Mio figlio era un angelo, non un martire”.




permalink | inviato da mmartina il 3/10/2008 alle 18:49 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
Un brutto clima
post pubblicato in Diario, il 3 ottobre 2008


Prima la vicenda tragica di Milano. Poi i casi di Parma, Roma, Napoli e ancora Milano. Gli ultimi fatti di violenza ai danni di cittadini immigrati devono fare riflettere e non possono passare inosservati. Si respira un brutto clima in alcune importanti città del nostro paese. In alcuni contesti si coglie la fragilità dei legami sociali e dei rapporti fra esperienze umane differenti. Non va abbassata la guardia e occorrerebbe una reazione forte, capace di alimentare una discussione pubblica alta sui nuovi diritti e sui nuovi doveri, sulle responsabilità e sulla cittadinanza. Non mi pare, purtroppo, che il paese abbia voglia di compiere questo passo. Non ancora. Per fortuna però accanto a diversi fatti inquietanti c'è la forza straordinaria e spesso silenziosa dell'integrazione quotidiana: sui luoghi di lavoro, nelle scuole, nelle squadre di calcio così come in tante comunità locali. Lo so, può non bastare. Ma mi piace pensare che la nostra speranza possa muovere dalla semplicità di alcune di queste storie semplici. E' da li che può passare una reazione forte a questo brutto clima.



permalink | inviato da mmartina il 3/10/2008 alle 17:46 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
Quale federalismo fiscale
post pubblicato in Diario, il 15 settembre 2008


Calderoli o non Calderoli, il federalismo fiscale è necessario per il Paese. L'Italia è in mezzo al guado, tra una Costituzione riformata in senso federalista nel 2001, e un assetto della finanza locale inadeguato e indebolito dal centralismo di ritorno degli ultimi anni. Serve una riorganizzazione profonda, che se ben congegnata può dare una spinta importante alla riqualificazione della finanza pubblica, responsabilizzando gli amministratori locali nell'uso dei soldi dei contribuenti (Comuni, Province e Regioni controllano quasi un terzo della spesa pubblica) e costruendo una perequazione meno di facciata e molto più focalizzata sul livello e l’efficienza di servizi pubblici essenziali che in molte regioni oggi esistono solo sulla carta. Questi, parafrasando Pierluigi Bersani, sono i "prosciutti" che il federalismo fiscale - se realizzato con intelligenza - può portare con sé. Certo, l'attuazione dell'articolo 119 della Costituzione non è la panacea di tutti i mali e tanto meno un pranzo di gala: implica un cambiamento notevole nell'organizzazione della finanza territoriale, con vincitori e perdenti. Il discrimine è l'orizzonte di questo cambiamento: condivisibile e auspicabile se l'obiettivo è una maggiore efficienza ed equità della finanza territoriale, premiando gli enti virtuosi e colpendo quelli che sprecano il denaro pubblico. Negativo e da contrastare se punta a favorire "a prescindere" alcuni territori a danno di altri. La cosiddetta “bozza Calderoli” ha messo in soffitta il progetto lombardo (sostenuto da PDL e Lega Nord alle politiche 2008) con il suo insostenibile egoismo territoriale. E’ un dato politico significativo, che il PD deve rivendicare per quota parte. La proposta attualmente in discussione parte dalle funzioni attribuite agli Enti territoriali, e disegna un'architettura finanziaria non lontana da quelle proposte dal Governo Prodi e dalla Conferenza delle Regioni. Certo, ci sono parecchi aspetti da chiarire, altri da definire meglio, altri ancora da cambiare. Manca, soprattutto, la traduzione in numeri della riforma, condizione indispensabile per una vera discussione di merito. Ma nei princìpi fondamentali della “bozza Calderoli” non c'è l'eutanasia dello Stato centrale, né la rottura dell'unità nazionale. C'è lo spazio per un possibile confronto tra la maggioranza e l'opposizione. In Parlamento e nel Paese. Serrato, senza sconti, senza tatticismi. Chi governa il Paese ha il dovere di lavorare ad una larga convergenza sul federalismo fiscale: parliamo di una fondamentale riforma di sistema, che investe il rapporto tra le Istituzioni centrali e periferiche e i diritti civili e sociali che la Costituzione garantisce a tutti i cittadini. La ricerca di una soluzione condivisa, dunque, non è una gentile concessione e non può limitarsi al disegno di legge delega. Ai decreti attuativi sarà affidata la definizione di aspetti apparentemente di dettaglio, ma in realtà di enorme importanza: la fissazione dei LEP (i Livelli Essenziali delle Prestazioni) di sanità, assistenza e istruzione; le regole di funzionamento dei fondi perequativi; l'assetto dei tributi propri e delle compartecipazioni ai tributi erariali attribuiti agli Enti territoriali. Per questo, sull’attuazione delle deleghe va previsto sin dall'inizio un percorso di discussione rafforzato, sia in Parlamento che nel rapporto con gli Enti decentrati. Quanto al merito, il PD non può giocare di rimessa. Deve definire una propria organica proposta di riforma, che incalzi il centrodestra su elementi fondamentali quali la riorganizzazione dell'autonomia tributaria degli Enti (che non può avvenire a colpi di estemporanee e fantasiose nuove imposte locali); la definizione dei LEP (sarebbe inaccettabile utilizzare il federalismo fiscale per ridimensionare il livello dei servizi pubblici essenziali); la perequazione (non può che essere verticale, ma è necessario dare voce alle Regioni sulla gestione del sistema e chiarirne l’evoluzione nel tempo); la transizione verso il nuovo assetto (imparando dai fallimenti del passato: servono tempi certi, ma senza strappi e con la necessaria gradualità); il rapporto tra regioni e enti locali (evitando di mortificare la tradizione municipalista del nostro Paese: se al centralismo nazionale si sostituissero tanti centralismi regionali la soluzione si rivelerebbe persino peggiore del problema). Un nostro contributo può aiutare a definire meglio di quanto faccia la bozza Calderoli aspetti importanti quali il sistema dei controlli (il PD lombardo ha proposto un'Agenzia indipendente per il monitoraggio dei flussi finanziari, dei costi standard, dei livelli quantitativi e qualitativi dei servizi); l’identificazione di un ambito istituzionale di governo condiviso del sistema Stato-Enti territoriali; la compatibilità del nuovo assetto della finanza regionale con il federalismo differenziato reso possibile dall'articolo 116 della Costituzione. Su tutti questi temi, a nostro parere, il PD ha molto da dire e può costruire una proposta convincente e autonoma. Le tante esperienze di governo locale che vivono dentro il nostro partito possono aiutarci a definire una piattaforma forte e riconoscibile, nel Paese prima ancora che in Parlamento. Anche per questo siamo convinti che nelle prossime settimane su questo nodo cruciale i democratici possano giocare all’attacco.

Antonio Misiani - Deputato PD
Maurizio Martina - Segretario PD Lombardia






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"Lombardia chiama Europa". Assemblea regionale Pd
post pubblicato in Diario, il 8 settembre 2008


Si è tenuta sabato scorso alla festa pd di Milano la nostra assemblea regionale. E' stato un bel giorno, ricco di idee e assai partecipato. Per tutta la mattinata i nostri delegati sono stati coinvolti negli otto tavoli tematici organizzati su altrettante materie fondamentiali (infrastrutture, federalismo, immigrazione, welfare, meritocrazia, ambiente,). Nel pomeriggio abbiamo avuto modo di approfondire il tema della forma partito. Credo sia stato proprio un momento utile per tutto il Pd lombardo che inizia ora ad assumere una fisionomia anche in relazione a gradi temi del territorio che meritano di essere approfonditi.
Tutti i materiali di lavoro dovrebbero essere pubblicati su www.pdlombardia.it
Il prossimo appuntamento è per il 20 settembre, la sera sempre alla festa di Milano, per il secondo forum dei circoli lombardi del Pd.




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Obama, il discorso storico di Denver
post pubblicato in Diario, il 31 agosto 2008


Segnalo con il link qui sotto il discorso di Obama alla Convention di Denver. Vale la pena di leggerlo con attenzione incrociando le dita in vista del 4 novembre! 

http://www.partitodemocratico.it/gw/producer/dettaglio.aspx?ID_DOC=58044



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Alitalia: Lombardia penalizzata e intanto Pantalone paga
post pubblicato in Diario, il 28 agosto 2008


In questo ore le novità proposte dal nuovo progetto per la compagnia di bandiera fanno emergere una evidente penalizzazione del territorio lombardo. Accanto agli elementi problematici già sottolineati , è da rilevare anche che il piano non sembra investire adeguatamente sullo scalo di Malpensa, soprattutto per quel che riguarda il rafforzamento delle tratte internazionali. Al tessuto della piccola e media impresa lombarda che compete nel mondo e a tutto il sistema economico-produttivo della regione non può certo bastare una compagnia a vocazione turistica nazionale. Come se non bastasse, ancora una volta, Pantalone paga e altri passano all’incasso. Non è certo questo che serve a Milano e alla Lombardia.



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